domenica 16 marzo 2014

Pensandopensando: al domani che sta già spuntando, persino dai ritagli di ieri…

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Le cose succedono quando sei impegnato a fare altro. Idem per quei cambiamenti che poi lasciano il segno. Pensavo a questo pasticciando con quel giocattolino culturale che diventerà il Kindle, leggero, maneggevole e probabilmente dilagante nei prossimi mesi. Un oggetto che potrebbe staccare molti dalla carta e catapultarli direttamente in quello che già concretamente stiamo vivendo: un mondo sempre più digitale e “vicino”. Non sempre comodo o praticissimo, ma sempre più invadente e alla portata di molti. Come tutti i nuovi gadget vivrà una prevedibile ascesa, una fase di mantenimento e poi chissà, lascerà al posto al successore. Che sarà certamente in buona compagnia, visto i costi calanti. E’ vero, la crisi si fa sentire, ma misurando le proprie esigenze e non lasciandosi trascinare solo dai desideri, le prospettive sono certamente migliori di anni fa. Giusto per controllare la crescita tecnologica, stavo paragonando un cell. acquistato proprio 2 anni fa: veniva sui 200 € ed era uno degli smartphone più ragionevole. Oggi, per avere uno strumento con le medesime caratteristiche, anzi, qualcosa in più, la cifra è quasi dimezzata. Certo, se si insegue invece l’ultimo grido o le ultimi possibilità, le cose cambiano. Di molto.

le metafore insegnano, le metafore cambiano: e le cose?


la tecnologia traina il mondo, lo plasma, gli fornisce un nuovo vocabolario. Gli fornisce parole e contenuti; spesso ne cambia i significati. Un tempo la ruota era quella dei conventi, dove si potevano abbandonare i bambini nati fuori dal matrimonio… oggi deve per forza muoversi e richiamare un motore…
Il linguaggio della fede prende dal quotidiano: ma chissà quante parole hanno subito processi e metamorfosi che ormai ci sfuggono. Così ne cogliamo il senso, o almeno una parte, staccondolo dal contesto in cui è creato. E cosa succede quando nuovi usi delle parole ne cambiano il significato?
Il linguaggio informatico è zeppo di questi termini e di questi processi che possono cambiare almeno i modi di dire:
conversione: conversione di un file, di un formato…
salvare: un documento, un’immagine, fare un backup
cancellare: un file, una cartella
recuperare: un documento…
cercaretrovare…:
vederevisualizzaremostrare

Si cresce, si evolve, soprattutto si cambia

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Difficile stabilire in quali stagioni o periodi la rete, cioé le persone che vi si muovono dentro (tra poco ci saremo quasi tutti) vive momenti di maggior fervore. Il bello della tecnologia che si autoalimenta e si innesta giorno dopo giorno sulle strutture che altri hanno provveduto a creare, è proprio questa incessante crescita.
Un’immagine che spesso mi si presenta alla mente è quella della povera formica intrappolata in un palloncino gonfiabile. Quando è ancora floscio e vuoto ci vuole poco ad esplorare tutta la sua superficie, interna o esterna che sia: man mano che però lo si gonfia, che aumenta la pressione e diventa sempre più grande, la povera formica non riesce più a tenere il passo e a conoscere la superficie che le si dilata sotto le zampine. E ad ogni nuovo spazio da esplorare corrispondono territori sempre più vasti di novità, inediti e possibili scoperte. Così è la rete.
Pochi giorni fa è stato testato il protocollo IPV6, che dovrebbe dotare la rete futura di un numero sufficientemente “infinito” di indirizzi, per consentire a qualunque oggetto, processo, idea… di avere un indirizzo in rete, in pratica di essere reperibile. Insomma, di esserci. O di essere, tout court.
E in questo processo di ampliamento si assiste anche ad una costante dematerializzazione delle cose e delle realtà. Tutto viene digitalizzato e riassunto in formato numerico. Riassunto, praticamente “narrato”: la rete come narrazione dell’esistente, o luogo privilegiato di questa narrazione.
Ci sono sicuramente ampi spazi per stupirsi e per aspettarci novità significative. :-)

Eclissi del sacro o aurora del cyberfeticcio?

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Forse è tempo di intingere nuovamente la penna nell’inchiostro, o almeno la tastiera nel quotidiano…
Le scorribande quotidiane alla ricerca di news fanno parte di quelle abitudini che le persone un po’ allergiche alla tv e ai tg coltivano grazie alla rete. Così capita di imbattersi in cascate di idiozie e notizie perfettamente inutili. Mai più senza. Ma sono parole e spesso la curiosità si autoalimenta. Così oggi ho intravisto il video del campione di moto spagnolo che, quasi in versione flash-mob, ha creato un piccolio evento, alle 9.35, davanti alla splendida Sagrada Familia.
Niente di particolare: riprese accorte, ritmo calcolato, scorci della immaginifica costruzione di Gaudi.
Ma sembra quasi un cameo costruito con la perizia dell’artista: e a far da cornice rimane lei, la chiesa, le guglie e le statue che fanno da parterre, anzi, forse da parcielo. Come se un’icona così forte del sacro servisse ad avvalorare ancor di più l’effimero della tecnologia. Come se il sacro dovesse accontentarsi di questo ruolo da cornice.
O come se le persone e il pubblico, equipaggiato di fotocamere come un tempo di corone del rosario, debba limitarsi semplicemente a considerare queste realtà delle “cornici”…

santasorella

santasorella…

se non è tutto oro quello che luccica, questo cosa potrebbe essere?
Dopo aver visto l’immagine e averla scambiata (in disordine:)
  • per il gestaccio dell’ombrello in salsa conventuale
  • per una parodia delle sindacaliste liguri
  • per uno sbaglio di cappello da parte del disegnatore
uno si dedica almeno per una manciata di secondi alla descrizione dell’immagine e al progetto legato a questa promozione. Stimolare le persone al ricordo e alla valorizzazione di una persona sicuramente speciale…. Speriamo che non faccia breccia solo l’idea originale e che l’attenzione si sposti dal mezzo al bersaglio.

dopo anni di collaborazione con Jesus...

Jesus – Una lunga collaborazione

Da gennaio 2011 non collaboro più costantemente con la rivista Jesus. Dopo oltre 10 anni di pubblicazioni mi sembra anche ragionevole staccare un po’. Anche perché quella manciata di caratteri, rigorosamente sotto i 3000, che il buon capo-redattore Ferrò cercava sempre di strizzare e restringere, costavano un bel po’ di fatica. Proprio vero quello che diceva un famoso scrittore francese: “Ho scritto questo pezzoz così lungo perché non avevo abbastanza tempo per farlo più corto!”. Ci vuole proprio tempo. E non amando le cose raffazzonate o i contenuti rabberciati, spesso dovevo il mio intervento “costava”, in termini di tempo, molti sforzi.
A ben vedere può essere interessante sistemare, con un pizzico di calma, tutto il lavoro svolto in questi anni, fosse anche solo per sistemazione del materiale.

Trasformare le novità in trampolini di lancio

Da un po’ di mesi ho smesso la collaborazione con Jesus, sulla quale ho tenuto la rubrica dedicata a Internet e il mondo della fede per … 14 anni, dal 1997. Epoche gelogiche, viste con l’ottica della rete. Mi sembrava anche saggio ‘staccare’. So che adesso la rubrica è stata affidata al gesuita Antonio Spadaro, che ha sicuramente le competenze adatte.
Così, proprio mentre in Vaticano si sta preparando il meeting dei bloggers cattolici, riprendo con meno vincoli di tempo e di destinazione, a fissare sui bit le idee e le notizie che mi interessano di più.

lunedì 24 febbraio 2014

chiamiamolo facebook

Anni fa aveva fatto notizia lo strillo di agenzia che una famiglia, nella sfortunata Romania di Ceausesco, dopo anni di attese per collegarsi finalmente alla rete telefonica, quando la agognata linea ha raggiunto la casa e la cornetta è stata intronizzata nel salotto, poiché era da poco nato l'erede di famiglia, avevano deciso di chiamarlo "Telefono". Semplicemente. Senza pensare a tutte le possibili riflessioni sul caso (dalla ridicola "Ciao, c'è Telefono al telefono", alla metafisica "cosa avrà mai voluto dire Telefono al telefono..."). Sulla scia della notizia si veniva poi a scoprire che sempre in Romania non era raro incontrare nomi suggestivi, come Rambo II, Superman, altri titoli di film occidentali... insomma una sfrenata fantasia onomastica, complice anche un regime particolarmente stretto e oppressivo.
Adesso è arrivata una notizia simile: in Messico una coppia ha deciso di chiamare il figlio con il nome di Facebook; ma gli uffici dell'anagrafe devono aver storto un po' il naso.
Sono le punte di qualche iceberg, segnali un po' variegati di come certi strumenti segnino un'epoca, di come le attese dei padri debbano spesso ricadere sui figli.
Chissà perché non nascono più cognomi, invece :-)
ma immaginiamoci il destino di questa persona quando, presumibilmente, la bolla di Facebook sarà meno vistosa, o quando altre metafore comunicative avranno la meglio. E' solo questione di tempo, sicuramente ci troveremo di fronte a nuovi strumenti e modelli, nuove strategie e nuove mode. Sarebbe intelligente non considerare le persone alla stregua di etichette, temporali o geografiche, ma di protagonisti e attori di questi nostri giorni così rapidamente incerti.
Sapendo per esperienza quanto i nomi costruiscono della nostra identità, ci può consolare il fatto che nella vita quotidiana c'è poi ampio spazio per i nickname, gli pseudonimi, gli adattamenti letterali.
E siccome è aperta anche la caccia alla protezione dei nomi mediante brevetti e copyright, speriamo almeno che il giorno del compleanno non tocchi, al povero Facebook, pagar dazio, o qualche royalties...